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Testimonianze dalle nostre case

MI CHIAMO ESTER

 …e si sono presi cura di me

Era il 30 novembre 1993 quando feci il mio primo ingresso all’Opera Benedetto XV. Sono una ragazza albanese, nata e cresciuta fino all’età di 14 nel cosiddetto Paese delle Aquile. Nel mese di ottobre 1993 la malavita albanese mi ha sottratto dalla mia famiglia d’origine e portata in Italia dove ho trascorso il periodo più brutto e avvilente della mia vita. Ricordo bene che, quando i Servizi Sociali mi hanno accompagnata all’Opera Benedetto XV, non sapevo proprio cosa pensare. Tutto era nuovo per me, il Paese, Il linguaggio, le abitutidini e la cultura. Spaesata e molto timorosa vidi venirmi incontro Suor Lucia, la madre superiora e pensai che fosse una donna vedova, dato che al mio paese solo le vedove hanno l’obbligo di vestirsi di nero. Ho imparato con il tempo a conoscere la religione e tutti i suoi aspetti. Suor Lucia mi ha accolto con il suo sorriso e, nonostante non ci capissimo a causa della differente lingua, pian piano ha iniziato a conquistare la mia fiducia. Lei mi ha ACCOLTO nella sua casa, facendomi capire che quella poteva essere anche casa mia. Per la prima volta nella vita mi sono sentita AMATA e rispettata. Ho imparato dapprima a sorridere, poi a ridere e a sentirmi sicura di me stessa perché sapevo che per qualcuno io ero diventata una persona molto importante. Ho ricevuto tutte le cure e le attenzioni di cui avevo bisogno. Infatti a febbraio 1994 iniziai la scuola e finalmente imparai a leggere e scrivere in italiano.

Testimonianze dalle nostre case

MI CHIAMO SAMIA

 …e si sono presi cura di me

Mi chiamo Samia e si sono presi cura di me… Vorrei iniziare ringraziando tutti i sostenitori di queste strutture che sono state la speranza per molte persone e lo sono ancora tutt’oggi per altre. Grazie a questa comunità ho potuto raggiungere determinati obiettivi, e senza l’aiuto di Suor Lucia e le educatrici non avrei mai raggiunto. La cosa che mi ha colpito tanto è la vostra presenza e l’attenzione che riuscite a dare ad ogni singola ragazza per la scuola, la salute e soprattutto un grande sostegno per superare i problemi familiari. Quando si è dentro è difficile da apprezzare perché non capisci come mai degli estranei fanno di tutto per aiutarti e quelli che veramente dovrebbero prendersi cura di te se ne disinteressano o sono pieni di problemi. Adesso mi mancate, mi mancate tantissimo!! Questa comunità mi ha sempre dato l’idea di essere un posto isolato dal resto del mondo dove le ragazze, che hanno perso ogni speranza, possono rifugiarsi e ritrovarla grazie all’aiuto di Suor Lucia. Grazie per non esserti mai arresa con me, nei momenti più difficili della mia adolescenza… quando ti penso ho sempre l’immagine di te con le braccia aperte tese per dare un abbraccio caloroso; non dimenticherò le tue carezze dolci sul mio viso. Mi hai dimostrato un grande rispetto per la mia religione, e mi hai dato la libertà di praticarla, questo per me è un grande esempio. Ho imparato tanto grazie a tutti voi.. La frase che spero renda meglio l’idea di quello che vorrei esprimere è questa: Appena arrivata in comunità, insieme alle altre ragazze, sembravamo tutte dei cuccioli, o meglio degli uccellini che dovevano ancora imparare a volare, Suor Lucia è riuscita ad aiutare ogni una a spiccare il volo.

Testimonianze dalle nostre case

MI CHIAMO JESSICA

 …e si sono presi cura di me

All’età di 8 anni circa sono entrata in comunità e ci sono rimasta per 11 anni. I primi anni lì ho vissuti abbastanza bene perché anche se mi mancava la mia famiglia sapevo che l’avrei rivista il fine settimana. Il brutto colpo è arrivato quando all’età di 14 anni mi è stato detto per diversi motivi che non sarei più tornata a casa il fine settimana. Proprio nell’età in cui sarei voluta uscire più spesso con i miei amici, magari il sabato sera, mi toccava restare in comunità dove le regole erano più rigide e se uscivo potevo farlo accompagnata dagli educatori. Vi assicuro che non era bello, mi vergognavo perché i miei amici potevano uscire da soli e io dovevo avere la “bambinaia”. Comunque, in questo periodo in cui volevo la mia libertà, è stato il momento in cui posso dire che gli educatori mi sono stati più dietro (naturalmente lì posso ringraziare adesso, allora mi sembravano una rottura di scatole e basta). Prendersi cura per me significa dedicare del tempo ad un altro. L’atto del prendersi cura è un gesto incondizionato d’amore verso il prossimo che ne modifica in positivo la sua esistenza. Prendersi cura dell’altro implica la capacità di essergli accanto e io posso dire con certezza che ho avuto delle ottime persone che mi sono state accanto durante la mia permanenza in comunità e che continuano a farlo ancora oggi. Mi sono stati accanto in ogni mia scelta, facile o difficile che fosse, dal scegliere in quale scuola andare alle superiori o se tornare o meno a casa una volta compiuti i 18 anni. Mi sono stati accanto nei momenti emotivamente più difficili, insegnandomi che “non può piovere per sempre e che il sole non si spegne solo perché ci sono le nuvole”. Si sono presi cura di me anche se non sempre ho riconosciuto del bene nei loro modi di fare, per esempio in un castigo o in una sgridata ma crescendo posso dire essermi ricreduta. Si sono presi cura di me e probabilmente in parte devo anche a loro i miei piccoli successi nella vita come il diploma, la casa ed il lavoro. Avere qualcuno che si prende cura di te e ti fa sentire voluta bene, importante, apprezzata e questo ti porta ad essere più sicura di te facendoti superare molti ostacoli.

Testimonianze dalle nostre case

MI CHIAMO VANESSA

 …e si sono presi cura di me

… Questa è una lettera scritta ad una mia educatrice alcuni anni fa, è molto personale ma vorrei condividerla con voi. 

“Finalmente ho la testa abbastanza concentrata per scriverti, vorrei e dovrei scriverti tante cose, vediamo se riesco a sfruttare bene questo viaggetto in treno per andare a lavorare. Da dove cominciare? Alla fine si ripensa sempre all’inizio ed io in questo periodo penso tanto all’inizio. Penso che quello che ho trovato da voi non l’avrei trovato da nessuna altra parte. Te hai più merito di tutti e lo sai, sono cresciuta grazie a te ma ovviamente non potevo diventare esattamente come volevi tu, anche perché ho imparato da molte altre persone. Ma spero che io sia abbastanza una tua soddisfazione. Nonostante tutti i problemi che abbiamo avuto io sono felice per quello che è stato. Quando mi avete detto della casa l’ho vista subito come un modo per mandarmi via, per liberarmi di me, ora no, ora sono felice. Ovvio quando vedo nero diventa tutto nero. Ho paura, non lo nego ma sono serena, perché so che posso contare su tante persone, te in primis. Mi vengono in mente tanti ricordi quando c’eravamo io, te D. e A. e poi da li tutto il resto, tutti i cambiamenti, quelli positivi e quelli negativi. Quante cose abbiamo fatto insieme? Troppe! In ogni posto stupendo in cui vado posso dire “qui ci sono stata con la S.”, sembra quasi una barzelletta. E’ grazie a te che ho scoperto quanto può essere bello il mondo, ed ora lo rivedo con i miei occhi, è grazie a te, se sono in grado di amare e mi lascio amare. E’ grazie a te se sono ancora qui e sono felice di esserci. Per questo ti sarò sempre grata riconoscente. Ormai sto tornando dal lavoro e tra poco verrò a cena in alloggio. Non penso che ci potremmo comprendere mai del tutto ma sono sicura che tu sei una di quelle poche persone che mi conosce meglio e per questo mi capisce meglio e mi accetta così come sono anche se vorrebbe forse ogni tanto che fossi migliore, ma oh… col tempo! Grazie di esistere. Un supermega bacio. Ancora e per sempre tua gabbianella”

Testimonianze dalle nostre case

MI CHIAMO JORDAN

 …e si sono presi cura di me

Desidero raccontare anche io, nel mio piccolo, l’esperienza in comunità. Mi presento, mi chiamo Jordan , ho 17 anni e incominciai la mia lunga esperienza dalle Suore all’età di 10 anni. Ricordo ancora quella data, quasi impressa indelebilmente in testa; era il 17 Febbraio 2006, un Venerdì. La classica giornata soleggiata ma fredda, per intendersi. Varcai il cancello della comunità alle 15 del pomeriggio, accanto a mia sorella e mia madre. E’ difficile descrivere cosa provassi in quel momento: in realtà niente di positivo. Ero perfettamente , o quasi, cosciente di quello che stava accadendo intorno al mio piccolo mondo. L’esperienza dentro a quella che era la mia nuova casa è troppo lunga da descrivere in una pagina, ci sono troppe cose da raccontare e in verità non saprei da dove cominciare; quello che però posso dire è che è lì dentro, in quel mondo un po’ a sé, ho conosciuto le persone più belle che si possano incontrare. Lo scrivo col cuore in mano, con un nodo alla gola che a fatica riesco a trattenere. Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere educatori che non sono stati solo ed esclusivamente quello: erano amici, zii, talvolta madre e padre. Ho avuto modo di riprendermi la mia vita in mano, incominciando da zero. E ognuno di loro era lì accanto a me, e sarò sincero non mi è mai mancato niente. Mi hanno dato un piccolo aiuto, una spinta. Mi sono sempre divertito molto, uscivamo spesso tutti insieme, andavamo al LUNAPARK una volta all’anno, poi al cinema, e ancora in gita a Sassello (SV) e Consuma (FI). Ma la cosa bella di tutto questo era che loro si rendevano sempre partecipi, giocavano con noi, ci divertivamo insieme. E realizzo che tutto ciò è importante solo adesso che sono più grande, che ho preso consapevolezza di molte cose. Questa esperienza mi ha portato solo cose positive, mi ha dato la possibilità di rialzarmi più forte di prima, mi ha aiutato ad andare avanti a testa alta. E se mi chiedessero di rifarla un’altra volta, non esiterei: farei la valigia, un biglietto di sola andata per Genova e tornerei lì dentro più felice che mai.

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